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Architetture a confronto - Case comunali del primo novecento

 

ALBANELLA, BATTIPAGLIA, SALERNO

 

In questo numero l’attenzione è posta sugli edifici che meglio rappresentano la “civitas” delle comunità locali ovvero le case comunali. L’analisi ha interessato alcuni degli edifici ricadenti nel territorio provinciale, realizzati nella prima metà del secolo scorso nello specifico la casa comunale di Salerno, quella di Battipaglia e quella di Albanella. Tutti edifici realizzati durante il regime guidato dal P.N.F. e che da quel sistema “culturale” sono fortemente influenzati. Già da un esame superficiale appare evidente come esistano delle sostanziali differenze tra i tre corpi di fabbrica. I due edifici realizzati nella Piana del Sele nei comuni di Battipaglia e di Albanella, infatti, rimarcano con decisione i tratti tipologici propri del periodo; discorso a parte va invece affrontato per la casa comunale della città capoluogo, Salerno, trattandosi nello specifico di opera sostanzialmente coeva alle precedenti ma con caratteristiche tipologiche, dimensionali e materiche decisamente differenti. Lo studio sufficientemente mirato, condotto per l’occasione, ha evidenziato come esistano delle dirette analogie tra le realizzazioni effettuate nella pianura Pontina (Latina, Sabaudia, etc.) e quelle della Piana del Sele. Dette analogie sono da rimandare ad evidenti similitudini tipologiche, funzionali, materiche ed in talune circostanze anche dimensionali. Il caso più emblematico e sicuramente quello del comune di Battipaglia che, pur con le dovute differenze, trae la sua origine sicuramente dalla casa comunale di Latina. Le notevoli dimensioni; la perfetta simmetria compositiva; la sapiente cadenza tra pieni e vuoti; un elemento fortemente verticale, la torre centrale, che diventa, in un sistema dominato dalla componente orizzontale, elemento costruttivo del paesaggio urbano ma allo stesso tempo indica, invita ed accoglie il cittadino, sono tutte caratteristiche della casa comunale di Battipaglia riscontrabili ancora oggi in quella del capoluogo pontino. A nostro avviso la caratteristica che maggiormente rende simili i due edifici è da ricercarsi nella capacità di entrambi di costruire il paesaggio, ovvero un singolo elemento architettonico nel rapportarsi con il territorio circostante ordina e costruisce un paesaggio che, nel periodo di realizzazione dell’opera, da privo di identità tende a diventare paesaggio urbano distinguibile. Attualmente l’edificio che ospita le principali funzioni amministrative del Comune di Battipaglia è oggetto di un radicale intervento di ristrutturazione che prevede la ridefinizione non solo funzionale degli spazi interni ed esterni. Particolarmente significativo appare il nuovo sistema ligneo di copertura dello spazio distributivo interno. La stessa riflessione è valida per la casa comunale di Albanella che non è direttamente riconducibile ad un edificio specifico ma con i suoi tratti tipologici è sicuramente archetipo delle tipologie ricorrenti nel periodo in esame. La torre che ospita l’orologio cittadino (un tempo con il suo segnale sonoro scandiva il ritmo di lavoro nei campi); un pregevole corpo scala interamente vetrato; un notevole portico gradinato (essenza stessa del rapporto tra amministrazione e cittadino), un balcone posto sul fronte principale della piazza (come per la casa comunale di Battipaglia anche in questa circostanza la presenza del balcone definisce la tipologia costruttiva come un vero e proprio Arengario), fanno dell’edificio un esempio importante dell’architettura del ventennio. La singolarità dell’opera in questo caso è da ricercarsi nella sua ubicazione: l’edificio, infatti, è situato lungo uno dei crinali che ospitano l’abitato di Albanella in posizione dominante rispetto alla Piana sottostante a differenza degli altri che invece costituiscono elementi ordinatori del sistema di piana. L’edifico è composto da un corpo di fabbrica primigenio e da un successivo ampliamento realizzato nella seconda metà del secolo scorso. Attualmente l’edificio non ospita alcuna funzione in considerazione dei lavori di ristrutturazione edilizia che stanno interessando l’ampliamento dell’edifico risalente appunto alla seconda metà del secolo scorso ed in considerazione soprattutto dei lavori di restauro ed adeguamento cui è oggetto l’edificio originario. Come già accennato invece un discorso a parte va fatto per il palazzo di città del capoluogo, trattandosi di edificio che soprattutto per dimensioni, tipologia e sistema formale rappresenta elemento a se stante. Il Palazzo di Città di Salerno, progettato dall’ing. Napoletano Camillo Guerra ed inaugurato il 12 aprile 1936, occupa una superficie di circa 5.000 mq per quattro piani d’altezza. I suoi elementi distintivi sono rappresentati dal generoso portico posto sul fronte principale; dalla corte centrale che nella sua quasi totalità è occupata dallo scalone “d’onore” a due rampe la cui funzione era, tra gli altri, quella di consentire un rapido accesso all’appartamento del Podestà; dalla presenza al piano terra dal Cinema-Teatro Augusteo. Al suo interno lo spazio più imponente è sicuramente il Salone di Ricevimento, dove nel 1944 si riunì il primo Consiglio dei Ministri e il Governo di Unità Nazionale, oggi Salone dei Marmi. Altro elemento significativo della fabbrica e l’assenza di apposita, ovvero capiente, sala comunale. Negli anni successivi alla realizzazione diversi sono state le proposte progettuali volte a dotare l’edificio del volume mancante. In particolare si ricorda un progetto degli anni quaranta dello stesso Guerra ed uno degli anni sessanta del Guerra congiuntamente a Luigi Cosenza. Quest’ultimo prevedeva un giardino interno con piante acquatiche ed una serra ed una sala consiliare a doppia altezza sovrastata da una lucernaio elettrico, il tutto a scapito del vano che attualmente ospita la scala monumentale. La singolarità della fabbrica è da ricercarsi, a nostro avviso, soprattutto nel suo carattere: edificio che pur muovendo da stilemi architettonici definiti e di matrice nazionale è nel suo sviluppo formale opera fortemente rappresentativa del luogo. L’edificio, infatti, pur nella sua imponenza non ordina lo spazio ma ne subisce l’influenza orografica e morfologica propria delle preesistenze siano esse antropiche o naturali. A tutto ciò si aggiunge la volontà precisa del progettista di dotare l’edificio di apposite opere di artisti locali che ancor di più rafforzano il carattere del luogo. il palazzo, infatti, ospita il ciclo pittorico dell’artista salernitano Pasquale Avallone presente nel salone dei marmi; le statue in bronzo recentemente restaurate, scolpite da Gaetano Chiaromonte; i gruppi scultorei dell’artista Arturo Bregaglia. Inoltre è evidente come l’edificio pur nel solco dell’architettura di regime segua dettami formali e funzionali che rimandano a concezioni decisamente neoclassiche: a rimarcare questa circostanza la volontà manifesta di Guerra di trarre ispirazione, per la definizione compositiva dell’edificio, ai palazzi capitolini michelangioleschi. La considerazione finale che rileviamo è legata soprattutto alle sensazioni provate durante i sopralluoghi effettuati. Posto che ciascuna delle tre fabbriche pone spunti urbani e volumetrici molto stimolanti, si vedano per esempio gli apparati decorativi e la qualità materica della casa comunale di Salerno o le proporzioni della casa comunale di Battipaglia, sicuramente la casa comunale di Albanella, ovvero il corpo di fabbrica principale, scevro dalle successive superfetazioni, conserva una qualità tipologica tale da definire l’edificio, tra i tre presi in esame, quello maggiormente rappresentativo del periodo in esame, soprattutto per qualità compositiva e rapporto tra vuoti e pieni, tra edificio e urbe.